mercoledì 9 gennaio 2008

"SENSO DI COLPO" di Adama ed Evo

il mio racconto com'è giusto parte dall'inizio
(ma vi giuro che non prenderò il vizio)
e vi dirò che ero un po' preoccupata
una cosa così non mi era mai capitata
philip è arrivato e non ha detto una parola
per radunarci ha battuto il tamburo una volta sola
poi ha cominciato a parlare e non si capiva niente
io mi guardavo intorno e scrutavo l'altra gente
tutti facevan finta di capire
erano intenti a far sì e ad annuire
oltretutto non c'era neanche il riscaldamento
dio perdonami se ho peccato farò pentimento
ma poi ho imparato i nomi con un gioco facile
e a riconoscere le voci chi bassa chi gracile
cosa davvero molto importante
in un gioco che ho trovato entusiasmante
dove philip ci ha seriamente redarguito
però alla fine l'abbiam capito
il gioco era quello dell'assassino
che se scappavi impaurito eri un cretino
dovevi star lì a fissare un altro negli occhi
e far dire a qualcuno il tuo nome dai dai prima che mi tocchi
il feeling cresceva di minuto in minuto
e sembrava lontano il momento dell'ultimo saluto
in effetti diciamolo 5 ore al giorno son tante
specialmente dopo una serata saltellante
vabbè che il tempo per noi non contava più nulla
la pausa di 5 minuti era palesemente fasulla
il secondo giorno siam passati a qualcosa di più impegnativo
all'imitazione della camminata è scattato il riso collettivo
e si sentiva a pelle che eravamo già affiatati
abbiam fatto il gioco dei gesti con enormi risultati
gioco difficile ma che ci è piaciuto da morire
e l'abbiam riproposto l'ultima sera prima di andare a dormire
la pacca sul culo o il dito sul naso che abbiamo imparato
son gesti solo per noi pieni di significato
ma se posso dirlo per la me la cosa più convincibile
son stati i salti con la corda di un armonia incredibile
sorvolerò sulle parti con la palla
era tutto un tira prendi e dàlla
è stato così che siamo arrivati al nostro grande esperimento
farci schernire in vesti strane e accettare nostro fallimento
non ce ne siamo accorti ma l'esperienza era già finita
e ce ne andavamo a casa con una lezione di vita
è da domenica che mi capita una cosa strana
per andare al lavoro metterei una palandrana
poi torno a casa da sola e mi butterei in un fosso
ma per fortuna di fianco al letto c'è sempre un naso rosso
che se lo metto sto bene e tutto mi rimbalza addosso

2 commenti:

Lorenzo ha detto...

che belli gli ultimi 3 versi... uff, mi manca già così tanto Follonica.

Michiko ha detto...

bravissima, davvero davvero!! Grazie per aver saputo esprimere così bene quello che tutti pensiamo... vale anche per chi non c'era, quest'anno, sic! :'(